Autore archivio: antropoetico

“Nel mio cuore”

Lo sento scorrere più veloce.
Sento il sangue nelle vene che accelera
nel movimento di un battito nuovo.
Mi piace la vita che gira più in fretta,
quasi di corsa e mi porta gioia
in un deserto di sconquasso.
Capisco quanto piccoli siano stati i miei
“giganti” errori.
Erano infiniti solo nel mio senso si colpa.
Io li avevo resi montagne inespugnabili,
Io solo ne ero stato trafitto e consumato
ma adesso che la vita presenta il conto
e vedo con i miei occhi l’altra gente intorno,
provo allegria incontenibile.
Capisco il mio diverso spessore,
i centimetri in più su tutto il fronte
in cui ho combattuto.
Per anni ho vissuto bazzecole
come pesi sulla schiena e dolori
indotti dall’altrui più furba cattiveria
fino a scendere alle porte dell’abisso
ma ora ritrovo la luce dove era sempre stata.
Nel mio cuore.

Un proiettile pieno di sogni

Nell’attimo infinito contenuto in un respiro
prendi la mira e sparami dritto in mezzo agli occhi
un proiettile pieno di sogni.
Fallo, perchè nel tempo che intercorre
tra la partenza e l’impatto scorre più veloce
la vita e il pensiero.
Tutto viaggia per immagini
nella frazione di un solo intimo secondo
e l’esplosione di ciò che sei, che vuoi,
di quello che credi nel mio cervello,
nello stesso istante in cui mi uccide
mi libera alla vita, a una nuova vita.
Il sangue trova la via dell’uscita
e respira l’ossigeno vitale che però
lo cristallizzerà in pochi secondi
ma è lì che si vive veramente
liberati dal male che apre la via,
che conduce fuori, lontano dal solito.

Una fenice

Si piega l’universo in un attimo fugace di luce
e tutto sembra finalmente vero. Infinito.
Sorprendersi,ancora, di esserci dentro la vita
con le mani a modellare la creta dell’anima,
vasai senza nome, d’emozioni che restano nel cuore.
Un solo momento capace dl fermare il tempo,
una fenice prima di risorgere,
una stella appesa al soffitto ed è gioia per un istante
lontano anni luce da tutto il resto.
Ciò per cui vale la pena vivere
non è nel ripetitivo inutile quotidiano
ma si forma nell’esatto secondo in cui
percepisci di essere vivo.
Allora dai e ricevi tutto quello che hai dentro
e trovi pace nello spazio effimero del tuo “io”.

L’idea

Desidero che tu mi pensi cercando le mani con cui non ti ho abbracciato

perché il desiderio è meglio della conquista nella sua eterna sopravvivenza al viver stesso.

L’amore si consuma, si disperde, brucia e diventa cenere ma l’amore senza condizione

vola appeso all’aquilone nel cielo dei pensieri e dei sospiri.

Voglio essere l’idea che ti starà vicino come una sciarpa nell’inverno,

l’essenza di ciò che sei che è molto di più di questa vita che sconvolge, sconfigge e conduce prigionieri.

E se ti ho toccato il cuore è solo perché sei agnello indifeso dentro questa macelleria sociale,

se ti ho toccato il cuore l”ho fatto per darti un respiro in più, un tempo tuo, ti ho regalato l’attimo prima del sacrificio.

Voglio bene immenso a chi cerca ma non chiede, a chi vuol sostenere, a chi combatte la logica e il menestrello di corte,

voglio bene a te che mi cerchi senza condizione ma piena d’emozione. Una luce che diventa un sole.

 

Qualunque cosa sia

L’amor cos’è?

Sei tu, che, pur sconosciuto e lontano, navighi in me.

Lo fai come se fossi sempre stato qui

e avessi letto le mie preghiere nel mare degli eventi.

La tua nave sperona gli scogli miei e insieme affondiamo

nell’ingiusto mondo che ci circonda ed è bello questo

nostro naufragare.

Inaspettato, insolito eppure vero come il sangue

che circola nelle vene.

Sei il biglietto per l’inferno o quello per il paradiso,

sei la ferita che comunque coagula la pelle

della mia carne, un taglio deciso,

il fiore reciso, il cuore che butta fuori il veleno.

Qualunque cosa sia sei un dono.

Duro

Ce l’ho duro il cuore,

pietra incastonata nella carne, fra le ossa sgomita.

Si muove ancora nella carcassa resa instabile dagli anni perduti.

La vita non ha messo cemento nelle fessure, lungo le grandi crepe,

non mi ha reso forte, non ha costruito fortezze di saggezza.

Ha lasciato che le esperienze mi facessero male e io ho ho lasciato che accaddesse la demolizione.

Un giorno dietro l’altro. Questo, quello, quell’altra ancora e i colpi di scalpello mi hanno reso informe.

Senza un volto da mostrare, senza uno sguardo con cui vedere i tuoi occhi.

Ce l’ho duro il cuore con l’amore che mi ha distrutto, con l’io prima dell’oblio, con te che non capisci.

Percepisci, scivoli intorno, galleggi nel torbido risucchio e ti chiedi che cosa succeda.

Nulla, il niente, l’inerzia che sai che non va bene ma è meglio galleggiare piuttosto che affondare.

Ce l’ho duro questo vivere d’errore in errore, questo amore senza una bustina da portare in giro,

questo cuore che c’è e poi sparisce, che sorride, ride, piange e poi si placa.

Ce l’ho.

Regalo senza prezzo

Vorrei la tua pelle addosso

per vivere quello che sei nell’attimo in cui lo pensi.

Vorrei essere la carne del tuo sangue per tingermi

la fronte della fatica con cui affronti la vita.

So quanta gioia non riesci ad esprimere

piccolo fiore di campo capace di illuminare il cielo con i tuoi petali.

Tanti sogni cullano l’attimo sospeso, il cader leggero di piuma degli anni.

Vorrei camminare nei tuoi passi, essere i tuoi piedi stanchi alla fine del giorno

per capire che lo hai fatto per me.

Che sei venuta a cercarmi dall’alba al tramonto

come un felino caccia per i suoi cuccioli

ma piena d’amore sincero e fresco.

Ti cerco nella mente e sorseggio il tuo cuore pieno di vita,

raffinato vino di sincerità e passione senza condizione.

Vedo il tuo corpo nudo danzare come regalo senza prezzo.

Si sgretola

Anni, giorni, luoghi, momenti sula parete della vita.

Calcestruzzo appiccicato alle crepe del vecchio muro.

Il sole picchia d’estate sul mattone, asciuga l’umidità

e lascia uscire il sale dalle fondamenta, porta il fuoco fatuo.

Il caldo che scivola nell’afa fino a scottare.

Mesi e poi le foglie e il vento, il rosso austero dell’autunno.

Ma il realtà è la neve figlia della pioggia che scava il muro

nei giorni dell’inverno mentre gela nelle fredde notti.

Piano, piano si sgretola.

Spina di castagno

Sono qui,così, forse sì forse no.

Sono spina di castagno, aculeo nel dito,

parte di te ma corpo estraneo che fa male.

Una ferita senza sangue, una bolla di purolento liquido,

qualcosa da cancellare con l’alcol e la sutura della vita.

Lo sai che stai cercando altro ormai.

Non bastano le frasi appese a un discorso senza senso,

l’imutile perdita di tempo digitando pensieri sulla tastiera.

Mi vedi volare via, uccello in volo, gabbiano di ventosa scogliera.

Nulla è come prima, nulla lo sarà di nuovo

mentre ti spogli e abbracci un’altra vita con meno tormento

e più carne al di dentro.

Pochi secondi e il passato sarà trapassato di fotografia.